lo stato è lo strumento attraverso il quale la gente pensa di poter vivere alle spalle degli altri. Frederic Bastiat
sabato 9 novembre 2013
ANCHE ROLAND CORPORATION CHIUDE LA SEDE ITALIANA, MA AMAZON APRE UN MAGAZZINO IN ITALIA
Anche il colosso nipponico dell'elettronica appilcata agli strumenti Roland Corporation, lascia l'Italia. Dopo 35 anni, 20 milioni di fatturato, 150 dipendenti e dopo aver servito icone come i Queen e Bon Jovi, la direzione giapponese ha deciso la chiusura. La causa è dovta al calo del fatturato e alla concorrenza asiatica. Sono 150 i dipendenti che saranno in difficoltà. Ancora una volta, il nostro paese è vittima dell'incapacità di adattarsi al mondo che cambia, che concorre, e che incombe su di noi. Incapace di attirare e trattenere capitali, aziende, investimenti.
Per consolarci un segnale positivo arriva da Amazon. Il colosso americano delle vendite on line ha deciso di aprire un magazzino sul nostro territorio e assumerà decine di persone, forse 100.
Questo è dovuto al fatto che anche gli italiani, nonostante sembra non ci creda nessuno, comprano online e comprano talmente tanto da far decidere il maggior competitor del mercato ad aprire in Italia un punto di appoggio.
Ciò che deve far pensare è dovuto al fatto che le nostre aziende sono ancora restie ad utilizzare e, soprattutto, ad investire su uno strumento che sembra alle nostre imprese lontano dalla realtà e dedicato solo ad alcuni prodotti.
Anche questo dimostra che al di là dell'Europa, dell'euro, del debito e di tanti altri aspetti tecnici sono la mentalità e la cultura di un paese a fare la differenza. La nostra incapacità di evolvere e di lasciare il percorso conosciuto per strade più tortuose, ma che rappresentano il nuovo che avanza ineluttabilmente è il problema più inquietante che dobbiamo affrontare. La vera sfida che consentirà all'Italia di superare l'impasse in cui si trova è cambiare, il resto è relativo. Dobbiamo cambiare approccio su quasi tutto, questa è l'unica via d'uscita, altrimenti il nostro declino sarà inevitabile.
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venerdì 1 novembre 2013
ANCHE L'IRLANDA E' SULLA STRADA GIUSTA
A dstanza di 2 anni tutti i paesi che hanno deciso con forza di cambiare direzione, di fare riforme serie e di affrontare la realtà del mondo attuale stanno avendo i rsultati per i quali hanno lavorato.
Così, anche un paese fallito come l'Irlanda nel giro di 2 anni si è risollevata ed ha imboccato la strada giusta per essere competetivo come stato.
Tasse basse, spesa pubblica e sociale ridotte e aiuto alle imprese per attrarre capitali e migliorare la pesantissima situazione del lavoro.
Puntuali stanno arrivando i primi risultati. Tanto da essere considerata meno rischiosa dell'Italia.
Oggi i titoli di stato irlandesi hanno spesso un rendimento inferiore ai BTP, il debito pubblico è inferiore a quello italiano e la disoccupazione è simile alla nostra. Ma loro stanno crescendo. Già, attraggono capitali, non li fanno fuggire come noi e le previsioni per il prossimo anno sono interessanti.
Un altro paese che ha fatto quando dovremmo fare anche noi. Un altro paese che ha avuto la forza e il coraggio di cambiare, di costringere il proprio polo a sacrifici, ma sacrifici finalizzati alla crescita, alla ripresa, non al declino come in Italia.
I nostri sacrifici sono assolutamente inutili perchè ci portano verso la Grecia e non verso la rinascita come Irlanda e Inghilterra.
Così, anche un paese fallito come l'Irlanda nel giro di 2 anni si è risollevata ed ha imboccato la strada giusta per essere competetivo come stato.
Tasse basse, spesa pubblica e sociale ridotte e aiuto alle imprese per attrarre capitali e migliorare la pesantissima situazione del lavoro.
Puntuali stanno arrivando i primi risultati. Tanto da essere considerata meno rischiosa dell'Italia.
Oggi i titoli di stato irlandesi hanno spesso un rendimento inferiore ai BTP, il debito pubblico è inferiore a quello italiano e la disoccupazione è simile alla nostra. Ma loro stanno crescendo. Già, attraggono capitali, non li fanno fuggire come noi e le previsioni per il prossimo anno sono interessanti.
Un altro paese che ha fatto quando dovremmo fare anche noi. Un altro paese che ha avuto la forza e il coraggio di cambiare, di costringere il proprio polo a sacrifici, ma sacrifici finalizzati alla crescita, alla ripresa, non al declino come in Italia.
I nostri sacrifici sono assolutamente inutili perchè ci portano verso la Grecia e non verso la rinascita come Irlanda e Inghilterra.
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L'INGHILTERRA UNA TERRA DI OPPORTUNITA'
"L'Inghilterra è una terra piena di opportunità." Questo è il motto con il quale Cameron ha potuto scolinare una serie di dati a dimostrazione che le politiche di tagli alla spesa pubblica e allo stato sociale stanno dando i loro frutti.
Ovviamente, tale politica è servita per abbattere le tasse sulle imprese attrarre capitali dal resto del mondo (essere appetibili) consentire una ripresa economica ed una ripresa del mercato del lavoro grazie anche alla magggior flessibilità stabilità dalle riforme fatte.
Il progetto che faceva storcere il naso a tanti e, soprattutto, all'Europa comunista dimostra che può funzionare. E' la strada da percorrere.
Come ogni azienda si fa la guerra e noi siamo liberi di scegliere da chi comprare i prodotti che scegliamo, così i capitali si spostano verso quegli stati che offrono il pacchetto migliore per investire e per fare impresa.
Questo è il motivo per cui il progetto destinazione Italia del governo Letta risulta ridicolo all'estero e, devo dire, che attraversando le alpi si prendono gioco di noi su quanto si sia patetici nell'approntare politiche credibili solo per i nostri politici.
Intanto l'Inghilterra quest'anno crescerà del 1% circa e del 2% nel 2014. Anzi, l'anno prossimo sarà il miglior paese d'Europa.
Certamente esistono ancora difficoltà, ma sicuramete la strada imboccata è quella giusta, noi ancora nella direzione opposta.
Anche di questo i nostri politici non parlano. Anche le soluzioni inglesi sarebbero scomode per i politicanti italiani.
Non dobbiamo mandarli a casa. Ne arriverebbero altri tali e quali; dobbiamo togliergli i viveri. O si fa la rivoluzione o si fa la ribellione fiscale.
IL NORD ITALIA EVADE MENO DELL'EUROPA
![]() |
| evasione in europa |
Il grafico pubblicato da scenarieconomici. com che trovate nell'immagine a fianco dimostra ancora una volta lo squallore dei nostri politicanti ed conferma una differente realtà della sutuazione rispetto alla comunicazione fatta dal potere. Ciò che dimostra questa ricerca internazionale (istat, eurostat, fondo monetario internzionale, cgia, visa, tax research) è che nella parte produttiva del paese, dove c'è l'industrializzazione e dove ci sono le imprese che, loro malgrado, sostengono questo stato criminale, l'evasione è tra le più basse d'Europa Siamo al livello delle nazioni più virtuose.
Al contrario l'evasione dove non esiste industrializzazione, ma assistenzialismo e parassistismo gestiti in comune da stato e mafia è ai massimi livelli.
Questi dati non vengono pubblicati ed enfatizzati perchè scomodi per il nostro stato sia per la strategia costruita sull'evasione per evitare di fare e sia perchè si evidenzia come lo stato sia il primo produttore di evasione. Già, perchè i miliardi che da 70 anni vengono dati annualmente al sud e non creano sviluppo, vengono dati come denaro ufficiale alle associazioni mafiose la quali lo trasformano in denaro nero utilizzandolo per i loro traffici. E qui, stranamente, non si va mai a colpire; anzi si colpisce chi produce e chi si arrabatta quotidianamente per competere e sopravvivere, ma nessuno chiede dove finiscono i soldi indirizzati verso il mezzogiorno.
Lo stato criminale, criminale perchè chiunque pretenda il 70% di quanto prodotto è un criminale, oltre a spolparti continuamente ti vessa e ti controlla in stile KGB.
Dovremmo provare a non pagare un solo F24 il 16 di novembre, per esempio, per vedere la fibrillazione ed il terrore nelle facce dei nostri politici anzichè quel sorriso da ebete.
Come diceva il grande Ghandi: se si ha la forza necessaria ci si può rifiutare di pagare le tasse.
La forza è data dalla quantità di persone che decidono di non pagare.
La storia è piena di eventi e rivoluzioni iniziate con il rifiuto di pagare le tasse. Stati Uniti contro la Gran Bretagna, nella rivoluzione francese, addirittura ai tempi dei romani e potremmo continuare. Finchè parliamo continueranno a fare quanto noi gli concediamo di fare. Non cambierà niente, la Grecia insegna. Finchè le tasse si pagano loro continuano ad incassare a non diminuire la spesa e noi continuiamo il declino. Ricordiamoci che il conto sempre più salato lo paghiamo noi, non loro.
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sabato 5 ottobre 2013
PERCHE' NON SI PUO' CRESCERE
Sono passati quasi 6 anni da quando è iniziata la crisi e chi tiene le redini del mondo ha ampiamente dimostrato di non essere adeguato per affrontare i problemi in essere. Sono stati anni durante i quali, incessantemente, il sistema (politica, finanza, media, lobby etc.) non ha fatto altro che propinarci un futuro roseo mai realizzatosi. Anche oggi si continua ad evocare una ripresa illusoria, inesistente.
La finanza è accusata di essere la causa di tutto, ma è decisamente semplicistico.
Il problema è aver creato una società fondata sul debito. La finanza ne è uno strumento.
Il walfare è a debito dai primi anni ottanta ed è insostenibile, ma nessuno, cittadini in primis, ne vuol sentir parlare. I privati si sono indebitati per anni con percentuali sul pil allucinanti: negli Usa fino al 200%, ma anche in Europa ci sono paesi arrivati al 90%. Debito pubblico alle stelle. I più grandi paesi hanno un debito che va dal 90% del PIL in sù. Ed è in continua crescita. Perchè si continua a finanziare la pseudo-crescita ed un eccesso di stato sociale (improduttivo) a debito.
La gente non spende perchè impegnata a cercar lavoro o a ripagare il debito contratto in passato; i consumi scendono e l'economia non si riprende.
La cultura occidentale del nefando Keynes porta ancora a pensare che debba essere lo stato, quindi il pubblico, a risolvere il problema, quindi ancora con il debito. Senza rendersi conto che è lo stato il problema. E finchè chiederemo l'intervento dello stato non si potrà crescere. E' una contraddizione in termini ed un voler andar contro le leggi della scenza economica.
Nell'occidente nella maggior parte delle nazioni la spesa pubblica è oltre il 50% del PIL. E' chiaro che se di tale portata è l'intervento dello stato la consegente tassazione non può che essere almeno del 50%. Più stato chiediamo, più l'intervento dello stato nell'economia aumenta e sempre più tasse si dovranno pagare. E' un assioma ovvio anche ad un bambino. E' idiota chiedere che lo stato intervenga e si insinui nell'economia e, allo stesso tempo, chiedere di diminuire le tasse. E' un non senso.
Più tasse si pagano e meno risorse restano per le aziende per creare sviluppo e occupazione, meno investimenti si faranno, meno crescita e meno occupazione si produrranno. Certo se avessimo ancora il monopolio del mondo forse riusciremmo a cavarvcela, ma dato che non è più possibile impedire ai paesi tenuti nel limbo per decenni di svilupparsi di crescere e vivere decentemente si deve avere la forza di competere con tutti. Più la presenza dello stato aumenta e più il nostro declino sarà un'agonia infinita: annunciata e realizzata.
Il debito e lo stato sono un fardello insostenibile, ma deve essere chiaro a tutti che i debiti statali non sono ripagabili.
Si dovrà decidere ad affrontare seriamente la riduzione e, quindi, la ristrutturazione del debito, oppure questo succederà comunque, ma senza una strategia programmata. E' sarà molto peggio. E comunque fino a quel momento scordiamoci che possa esserci crescita e sviluppo.
Non è mai accaduto che da una situazione come quella italiana se ne sia usciti senza pagare dazio. Il periodo durante il quale avremmo potuto correggere il tiro limitando i danni è, oramai, passato. Qualunque scelta seria comporterà sacrifici devastanti. La non scelta sarà deflagrante.
Le strategie messe in campo dal mondo occidentale si sono rivelate un fallimento totale, ma sembra che le menti del mondo vogliano perseverare distruggendo risorse importanti. Ricordiamoci che tutto ciò che fanno e perchè noi glielo consentiamo.
La finanza è accusata di essere la causa di tutto, ma è decisamente semplicistico.
Il problema è aver creato una società fondata sul debito. La finanza ne è uno strumento.
Il walfare è a debito dai primi anni ottanta ed è insostenibile, ma nessuno, cittadini in primis, ne vuol sentir parlare. I privati si sono indebitati per anni con percentuali sul pil allucinanti: negli Usa fino al 200%, ma anche in Europa ci sono paesi arrivati al 90%. Debito pubblico alle stelle. I più grandi paesi hanno un debito che va dal 90% del PIL in sù. Ed è in continua crescita. Perchè si continua a finanziare la pseudo-crescita ed un eccesso di stato sociale (improduttivo) a debito.
La gente non spende perchè impegnata a cercar lavoro o a ripagare il debito contratto in passato; i consumi scendono e l'economia non si riprende.
La cultura occidentale del nefando Keynes porta ancora a pensare che debba essere lo stato, quindi il pubblico, a risolvere il problema, quindi ancora con il debito. Senza rendersi conto che è lo stato il problema. E finchè chiederemo l'intervento dello stato non si potrà crescere. E' una contraddizione in termini ed un voler andar contro le leggi della scenza economica.
Nell'occidente nella maggior parte delle nazioni la spesa pubblica è oltre il 50% del PIL. E' chiaro che se di tale portata è l'intervento dello stato la consegente tassazione non può che essere almeno del 50%. Più stato chiediamo, più l'intervento dello stato nell'economia aumenta e sempre più tasse si dovranno pagare. E' un assioma ovvio anche ad un bambino. E' idiota chiedere che lo stato intervenga e si insinui nell'economia e, allo stesso tempo, chiedere di diminuire le tasse. E' un non senso.
Più tasse si pagano e meno risorse restano per le aziende per creare sviluppo e occupazione, meno investimenti si faranno, meno crescita e meno occupazione si produrranno. Certo se avessimo ancora il monopolio del mondo forse riusciremmo a cavarvcela, ma dato che non è più possibile impedire ai paesi tenuti nel limbo per decenni di svilupparsi di crescere e vivere decentemente si deve avere la forza di competere con tutti. Più la presenza dello stato aumenta e più il nostro declino sarà un'agonia infinita: annunciata e realizzata.
Il debito e lo stato sono un fardello insostenibile, ma deve essere chiaro a tutti che i debiti statali non sono ripagabili.
Si dovrà decidere ad affrontare seriamente la riduzione e, quindi, la ristrutturazione del debito, oppure questo succederà comunque, ma senza una strategia programmata. E' sarà molto peggio. E comunque fino a quel momento scordiamoci che possa esserci crescita e sviluppo.
Non è mai accaduto che da una situazione come quella italiana se ne sia usciti senza pagare dazio. Il periodo durante il quale avremmo potuto correggere il tiro limitando i danni è, oramai, passato. Qualunque scelta seria comporterà sacrifici devastanti. La non scelta sarà deflagrante.
Le strategie messe in campo dal mondo occidentale si sono rivelate un fallimento totale, ma sembra che le menti del mondo vogliano perseverare distruggendo risorse importanti. Ricordiamoci che tutto ciò che fanno e perchè noi glielo consentiamo.
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