Finanza

mercoledì 13 febbraio 2013

BANCA POP. SPOLETO IN AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha disposto l’amministrazione straordinaria per la Banca Popolare di Spoleto su proposta della Banca d'Italia. Il ministro dell’Economia e delle Finanze,  ha disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo. E' stato deciso con decreto l’8 febbraio. Il provvedimento si è reso necessario a seguito delle negative risultanze degli accertamenti ispettivi.

Purtroppo, la situazione delle nostre banche non è così fantastica come viene continuamente sostenuto da politici, rappresentanti bancari e opinionisti.

Il problema di liquidità nasce dal fatto che MPS deteneva il 25% di Popolare Spoleto e con decisione unilaterale ha disdetto il patto di sindacato facendo così scattare l'opzione put per la banca senese e l'obbligo di comprare le quote ad un prezzo pattuito da parte della Banca Pop. di Spoleto. Ma la Banca Popolare di Spoleto non ha i soldi per ricomprare il 25%.

Oltre a quanto già mestamente archiviato ad insaputa della gente (credito coop. fiorentino, cassa di risparmio di rimini, banco emiliano romagnolo, Mantova banca, credit euronord, banca network), abbiamo ancora tante aziende bancarie sull'orlo del tracollo, ma non ne vuole parlare nessuno, salvo, poi, ritrovarsi improvvisamente con poche righe che spiegano che un'istituto è fallito, deve essere salvato, commissariato o altro ancora.

Ricordiamo che Banca MPS non è un caso isolato, ma solo il più eclatante per le dimensioni e l'importanza a livello nazionale. Mentre si arrampicano sui vetri per spiegarci quanto è solida la MPS, intanto, lo stato deve offrire 4 miliardi per non farla saltare e contemporaneamente i rumor dicono che si tratti con BNP paribas perchè possano acquisirla togliendo la patata bollente al nostro sistema bancario e politico. Il motivo è semplice: MPS non è in grado di sopravvivere da sola. 

Meglio prevenire che curare come si dice. La quantità di richieste di portare soldi all'estero in forma assolutamente regolare è figlia di difficoltà reali da parte del sistema italiano. E' continueremo ad incentivare la fuga di risorse verso l'estero.


Manager On Request
Nicola Mastropietro


  

La magistratura partecipa alle elezioni



E' incredibile come la magistratura riesca ad avere un tempismo incredibile per affondare il colpo attraverso le proprie indagini e per pubblicizzarle con un effetto mediatico casualmente puntuale in vista di appuntamenti importanti. Spiace dirlo, ma appare tutto programmato nei minimi termini.
A circa 20 giorni dalle elezioni arriva l'affondo sul PD della magistratura con le pesanti accuse alla banca MPS e alla sua gestione condotta dalla fondazione chiaramente occupata dalla sinistra pidiessina.

Le conseguenze le conosciamo; caos mediatico, bufera sul PD e perdita di punti percentuali nei sondaggi pre-elettorali.Ovviamente, non si deve pensare di difendere le malefatte degli ex comunisti, ma come abbiamo scritto in questo stesso blog "banca MPS e l'informazione italiana"  la situazione era ben nota fin da marzo del 2012. La domanda che si pone è evidente: perchè la magistratura comunica quanto si sapeva e si sarebbe dovuto comunicare tempo fa solo 20 giorni prima che si svolgano le elezioni.

La risposta però non si fa attendere. Ecco, come un fulmine a ciel sereno, scoppia il caso finmeccanica. Ancora una volta, la magistratura protagonista. Anche in questo caso il tempismo è fantastico. Siamo a 10 giorni dalle elezioni. Ma, casualmente, si va a colpire la controparte del PD. I politici in ambasce sono quelli della lega alleati a Berlusconi. Anche in questa tempesta le accuse sono gravi e sembrano piovute dal cielo. La corruzione e le accuse (ricordiamo a fine 2011 le dimissioni di guargaglini dopo 10 anni di presidenza finmeccaniza) erano ben note e le indagine in stato avanzato. Eppure, solo poco prima delle elezioni scoppia, in modo eclatante, il caso.

Purtroppo, come dimostrano taluni magistrati che si fanno pubblicità per poi candidarsi o creare un proprio partito, non sono esenti dall'appartenere agli schieramenti politici e non si astengono dall'attivarsi per intraprendere azioni che possano favorire o sfavorire una determinata forza politica. Tanto sanno che gli italiani ci sono sempre cascati e così continueranno. L'italiano medio, non guarda i fatti, ma tende a rispettare le istituzioni in quanto tali con le fette di salame sugli occhi.
Rimane il fatto grave che le nostre migliori aziende son invase di corruzione come si evidenzia chiaramente dalle indagine presso eni, saipem e prima ancora alitalia, telecom, fonsai. Oltre a Mps e Finmeccanica.
Perchè uno straniero dovrebbe investire in Italia ? E perchè un italiano non dovrebbe andare all'estero ?

Manager On Request
Nicola Matropietro



lunedì 11 febbraio 2013

L’ITALIA E’ UNA DITTATURA. PER QUESTO NON PUO’ CRESCERE

LO STATO E’ LO STRUMENTO ATTRAVERSO IL QUALE LA GENTE PENSA DI POTER VIVERE ALLE SPALLE DEGLI ALTRI

Questo aforisma di Frederic Bastiat, filosofo dell’800, in Italia poco conosciuto , non si studiano i filosofi scomodi,  si dovrebbe incorniciare per incisività, acume ed ampiezza del significato.

Quando uno stato non si limita a stabilire regole e a farle rispettare, ma diventa un attore economico che, in forma diretta, gestisce le aziende e l’indotto ad esse collegato si genera parassitismo, corruzione,  mediocrità, spesa fuori controllo e aumento della tassazione. In pratica, una forte limitazione della libertà ed un esercizio del potere dello stato che riduce in schiavitù le persone. Il risultato finale, accelerato in un mondo dinamico e concorrenziale, è uno sviluppo decrescente, una competitività ridotta, una bassa produttività ed una scarsa resilienza: una cronica incapacità ad affrontare i cambiamenti. Il declino ineluttabile.

Questo è quanto è accaduto e sta accadendo in Italia. Uno stato fondato sulla corruzione ed una politica che premia imprenditori mediocri perchè garantiscano loro il voto, e imprenditori che votano politici incapaci perchè gli concederanno favori. Un sistema che si auto alimenta e che impedisce a chi ha capacità e talento di competere regolarmente, su base meritocratica. E’ la suddivisione che in tempi non sospetti fece l’economista Luigi Zingales tra capitalismo di business e capitalismo di mercato. In Italia, abbiamo il capitalismo negativo di business, fondato sull’interesse personale, sull’aggiramento della libera competizione e sulla limitazione della libertà. Il capitalismo di mercato, invece, presuppone che a chiunque sia data una possibilità, indipendentemente dal colore politico, e che il risultato sia rapportato all’effettiva capacità dimostrata. Il capitalismo di mercato è sinonimo di entusiasmo, ottimismo, maggior innovazione e produttività ed un benessere per la maggioranza del popolo. E soprattutto di libertà e meritocrazia.

Il sistema Italia, ormai in metastasi, impedisce di fatto l’esercizio della libertà e priva ogni singolo individuo della possibilità di esprimere il proprio talento.
La libertà, è dimostrato, è la linfa vitale dello sviluppo e della crescita.
Nel rinascimento abbiamo avuto la massima espressione dell’arte, della scultura, della pittura, della scrittura e anche della finanza. Un’ubriacatura di genialita, di innovazione, di bellezza, di saggezza. Tutto questo è stato possibile grazie alla ad una concezione dell’uomo libero. Perchè solo una società libera è in grado di creare ricchezza e benessere.
Giannino usa le catene come metafora della nostra schiavitù e come rappresentazione dellla realtà del nostro quotidiano. Direi che ne ha ben donde.
La libertà dovrebbe essere un diritto di ogni cittadino e non un concetto di presunta illegalità come avviene in Italia.
La lbertà è prodromica alla differenziazione individuale creativa e positiva anzichè alla squallida omologazione tipica di un sistema totalitario o illiberale.

Ma entriamo nel merito.

Nell’ultima classifica internazionale siamo al 61° posto per la libertà di stampa. L’informazione è carente e di parte.
Il Financial Times, nel marzo 2012 , scriveva che Banca MPS era praticamente fallita e lo stato italiano avrebbe dovuto intervenire. Lo stesso giornale riportava come fonte l’EBA (European Banking Authority). I nostri giornali, nello stesso tempo, esaltavano gli utili aziendali conseguiti dal gruppo senese. Questa è  sicuramente  disinformazione , c’è da chiedersi quanto sia voluta o imposta .
Siamo un paese nel quale la presunzione di reato è diventato il fondamento delle nostre istituzioni.
L’onere della prova è stato invertito. Si rischia di essere arrestati senza prove. Infatti, il 50% dei carcerati viene poi assolto.
Nella maggior parte dei paesi d’Europa pagando il 25% di tasse reali si è dei cittadini-imprese modello, in Italia pagando il 40% si appartiene alla categoria dei delinquenti da perseguire. Già, perchè da noi si arriva anche a pagare il 68%. Se non è dittatura e tirannia il 68% di tasse........
Non siamo liberi di usare i nostri soldi. Addirittura c’è chi vorrebbe eliminare totalmente il contante quando nel nord europa, in Germania, in Inghilterra, in Svizzera non esistono limiti.  
Siamo continuamente intercettati nella comunicazione, ogni strumento tecnologico regalandoci una innegabile facilitazione ci pone purtroppo nella condizione del topo nel labirinto , con  il tutor per esempio controllano quante volte percorriamo una certa autostrada.  
Sfido chiunque a trovare spazi di libertà in Italia. Dobbiamo essere autorizzati a fare qualsiasi cosa. Esiste un permesso, una registrazione per tutto.
Il redditometro ci dice quanto e come dovremmo  spendere. E’ stabilito per legge, su base statistica.  Gli studi di settore ci dicono quante fatture dobbiamo emettere anche in tempo di crisi, affermi di averne emesse di meno ? Menti ! e se menti , truffi .  E l’onore della prova per difendersi da accuse infondate è sempre a carico del cittadino-imprenditore.  Lo stato sembra comportarsi ormai come dittatura : controlla tutto e tutti, si inserisce nella gestione diretta dell’economia, la manipola a suo uso e consumo. Una sanguisuga mortale che sta dissanguando il paese. Ci sono comuni ed enti che detengono partecipazioni in centinaia di società, ma di conflitto di interessi non si parla.   

In Italia ci sono circa 150.000 leggi negli altri paesi europei non si supera il numero di 10.000. 150.000 leggi eppure tutto è da interpretare , nulla è certo , sembrano  fatte appositamente perchè non esistano regole chiare e precise. Di fatto  questa montagna di leggi favorisce la corruzione, dall’appalto truccato all l’estromissione dagli affari delle persone-imprenditori onesti e dei talenti che consentirebbero di smascherare i raccomandati incapaci e i corrotti.
150.000 leggi creano solo confusione che si esplicita tramite una burocrazia indecente e macchinosa , che limita e ingarbuglia più che chiarire e indirizzare minando  alla base l’entusiasmo ,  la fiducia e la necessità di sostegno  che chiunque intraprenda ha come necessità primarie . I cavilli sono innumerevoli e portano all’ingiustizia che gli italiani ben conoscono.

Quando si va all’estero  e si ha confidenza con gli interlocutori,  l’Italia viene definita uno Stato di Polizia. E ribadiscono che il comportamento delle autorità italiane (in senso anti-liberale) non ha eguali nelle altre nazioni.

Gli italiani hanno le loro colpe
Tutto questo, purtroppo, non è colpa solo della politica, ma è colpa degli italiani. E’ colpa di un popolo abituato a subire.
L’italiano è rimasto quello che osannava la dittatura fascista, quello che avrebbe voluto annettere l’Italia alla dittatura comunista dello stato sovietico, quello che negli anni settanta ragionava ancora con quella mentalità che portava a slogan del tipo: non importa se mi viene espropriata la casa , l’importante è che la portino via ai ricchi e ai padroni. L’italiano medio studia poco e si informa ancora meno. Si accontenta di quanto gli viene propinato dal potere politico- finanziario e giornalistico..  

Questa è ancora l’Italia, quella che oggi si dichiara schifata dallo stato, ma che lo richiede per qualsiasi cosa: mi deve dare il lavoro, mi deve aiutare, deve intervenire, deve garantire. Quasi come se lo stato si dovesse occupare di tutto e come se dovesse dispensare soldi a tutti senza limiti.
Il cambiamento di cui ha bisogno l’Italia richiede che lo stato faccia un passo indietro, si faccia da parte, delegando ai singoli la responsabilità di se stessi. Le persone crescono quando diventano responsabili del loro destino e vanno per strada da soli, non quando sono assistiti e accompagnati per mano.

Invece, no. La gente vuole solo certezze che non esistono. Ho lavorato per anni con contratti di collaborazione da me scelti. Secondo la mentalità italiana ero un precario sfruttato. La vita è un precariato continuo. Il problema è che gli italiani si lamentano dei furbi e dei raccomandati perchè vorrebbero essere al loro posto, non è vera indignazione. Troppo spesso, vorrebbero godere di quei privilegi e di quei vantaggi.

E’ giusto ricordare che dai sondaggi emerge che il 35% degli elettori vota il partito. A prescindere da persone, da fatti, da programmi.  Questo è un dato inquietante per l’Italia. Il 35% si rifiuta di ascoltare, capire, confrontarsi, ragionare ed eventualmente cambiare idea. Mettere in discussione se stessi e le proprie idee.  Come se il livello di sviluppo si fosse fermato all’australopithecus africanus senza che avvenisse il passaggio successivo dell’evoluzione alla condizione di Homo sapiens.

Sono gli italiani il vero problema, la politica è la rappresentazione del proprio popolo. Credere che basti cambiare qualche politico per cambiare l’Italia è pia illusione. Molti dei cambiamenti di cui necessita il nostro paese sono ancora ostici  agli italiani. Sono in grado di recepirli e di accettarli per gli altri, ma non per sè. E’ la mentalità che va cambiata. E questo, purtroppo, richiede tempo.

La direzione che oggi ci serve intraprendere può essere riassunta in un concetto espresso da vari filosofi:
Lo stato è un male necessario. E’ un male perchè limita sempre la libertà degli individui; necessario perchè chi è incline al male ha bisogno della giustizia dello stato. Ma essendo un male lo stato deve essere ridotto al minimo. Significa che il suo potere deve essere limitato e   non deve svolgere compiti e funzioni che il privato può e deve svolgere da solo. Non deve gestire e provvedere a nulla che i privati non siano in grado di gestire da soli.

Per l’Italia, in particolare, questa concezione sarebbe una rivoluzione culturale epocale. Ma se non ne saremo capaci (velocemente)  il declino sarà l’unico futuro che avremo.

Nicola Mastropietro

domenica 20 gennaio 2013

Fino al 2014 nessuna ripresa

Passeggere: Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore: Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere: Come quest'anno passato?
Venditore: Più più assai.
Passeggere: Come quello di là?
Venditore: Più più, illustrissimo.
Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore: Signor no, non mi piacerebbe

Comincia così, con un passaggio delle Operette Morali di Leopardi, l'interessante articolo (apparso QUI su l'Espresso) di Luigi Zingales, di cui consigliamo vivamente la lettura per avere una visione dettagliata e realistica delle prospettive per questo 2013. Quali le manovre possibili e necessarie? Riduzione della spesa pubblica, diminuzione del carico fiscale sul lavoro e accesso al credito. E, prima ancora, il rinnovamento della classe dirigente sia nel pubblico sia nel privato. Forse l'unico modo per Fermare il Declino

venerdì 18 gennaio 2013

La politica economica italiana è un suicidio annunciato

Dovevano salvare l'Italia. E' con questo slogan che ogni provvedimento dei cittadini e delle imprese veniva giustificato. Impossibile far altro pena il fallimento del paese. Anzi, ringraziate.

Ma è proprio vero ? Certo, molti se la sono bevuta, ma gli italiani sanno come hanno agito negli altri paesi europei ?  Nel nord-europa hanno fatto le stesse politiche per salvare i loro paesi e farli crescere?

Ovviamente partiamo dalla Germania. La crisi tedesca inizia negli anni novanta. Tasse elevate, costo del lavoro elevato, disoccupazione elevata, aziende che migrano verso lidi più convenienti.  Lo stesso Schumacher (come oggi Depardieu) ebbe a dire nei primi anni 2000 le tasse sono troppo elevate me ne vado in Svizzera. E così fece. La Germania affrontò i problemi con pragmatismo e con una politica opposta a quella operata da Monti e dall'Italia. Tra i principali provvedimenti troviamo la riduzione di 10 punti percentuali (la Merkel ha proposto una ulteriore riduzione di 2 punti)  dell'imposizione fiscale, maggior flessibilità dell mercato del lavoro e riduzione del costo del lavoro, di quello che viene definito il cuneo fiscale ( pur essendo nello stesso settore i lavoratori di BMW, Volswagen e Opel hanno contratti di lavoro differenti l'uno dall'altro. Impensabile per i nostri sindacati), hanno ridotto la spesa pubblica inutile e ottimizzato gli interventi pubblici. Ad esempio, hanno puntato su ricerca e innovazione creando un centro pubblico-privato per la ricerca e l'innovazione che ha funzionato in modo eccellente. In pratica hanno ridato competitività alle aziende e hanno creato le condizioni perchè fosse conveniente fare azienda in Germania e riportare capitali in patria. I risultati li conosciamo. Pil positivo vicino all'1% nel 2012 e una previsione di crescita dello 0,4% nel 2013.

In Svezia, invece, paese simbolo per anni di un socialismo quasi perfetto, hanno dovuto affrontare un debito elevato unito ad una forte disoccupazione e poca competitività del proprio sistema paese. Hanno dovuto intervenire modificando le loro impostazioni. Oggi, le tasse in Svezia sono inferiori a quelle italiane e  la spesa pubblica è stata tagliata per un importo pari al 18% del PIL. In Italia il 18% del PIL corrisponde a oltre 300 miliardi di euro. Il paese si è ripreso, ha ridotto la disoccupazione e il debito, nel 2012 il Pil è cresciuto di circa 1,5%.

L'Irlanda paese PIIGS quasi fallito 2 anni or sono ha adottato una politica che ha mantenuto la tassazione al 12,5% in modo da consentire alle imprese di essere competitive e di crescere sui mercati internazionali. Inoltre, ha favorito gli investimenti di capitali provenienti dall'estero. L'Irlanda ha ridotto la spesa pubblica di un importo che in Italia corrisponderebbe ad un taglio di circa 180 miliardi di euro. L'Irlanda nel 2012 ha superato tutte le previsioni indicate dalla troika con un avanzo di bilancio del 10%, una riduzione del rapporto deficit/pil dal 30% all' 8% e un PIL cresciuto dello 0,9% e nel 2013 previsto ad un + 1,5%. Oggi assicurarsi contro il rischio di fallimento dell'Irlanda (credi default swap) costa meno che assicurarsi contro il rischio di fallimento dell'Italia. Grazie Governo Monti.

L'Inghilterra nel 2009 si è trovata con un rapporto deficit/Pil elevato, un debito pubblico in aumento ed una crisi finanziaria che ha costretto Cameron ad affrontare in modo drastico il problema. Anche l'Inghilterra non ha scelto la strada del professore. Taglio imponente della spesa pubblica, in media del 20% per ogni ministero, licenziamenti programmati  di 500.000 dipendenti pubblici. Entro il 2015 il taglio sarà di 100 miliardi di sterline. Cameron, inoltre, ha diminuito le aliquote fiscali fino al 26% con l'obiettivo di raggiungere il 22% nel 2014. Ha stanziato importi da destinare esclusivamente agli investimenti delle imprese affinchè potessero innovare e creare posti di lavoro. I finanziamenti hanno aiutato a superare il problema di accesso al credito e hanno aiutato, anche se lentamente, l'occupazione grazie anche alla aumentata flessibilità del lavoro. Nel 3° trimestre del 2012 il PIL è cresciuto dell'1%. Nel 2013 è previsto un + 1,5% e nel 2014 un + 2%.

L'Olanda è intervenuta sulla spesa pubblica riducendola di ben 35 miliardi dal 2009. Importo importante considerando il PIL del paese. 

La Danimarca ha provato la strada dell'aumento delle tasse, ma visto i risultati ha fatto retromarcia. Aveva aumentato l'imposizione fiscale sul tabacco, sui grassi e sugli alcolici. Ha scoperto che dopo questa manovra erano aumentate le vendite, ma diminuite le entrate dello stato. In pratica l'aumento della pressione fiscale aveva provocato evasione, perdita di posti di lavoro e consumatori che acquistavano all'estero. Come volevasi dimostrare. In pratica distruzione di risorse. Il PIL è cresciuto dello 0,9% e nel 2013 le previsioni parlano dell'1,7%.

Tutto questo dimostra che Monti non ha salvato nessuno, anzi ci ha affossato sempre più. E' strano che la caduta del governo di questo salvatore insostituibile abbia provocato come reazione dei mercati una diminuzione da lui mai ottenuta dello spread e un aumento delle borse europee. Sembrerebbe una liberazione più che una preoccupazione. Il PIL italiano subisce una perdita del 2,4% nel 2012 e nel 2013 si va da una previsione ottimisticamente una perdita dello 0,5% (Jp Morgan) fino ad un -2,5% di Nomura. La media prevede un -1,15%. Grazie Monti. 

Per meglio capire ciò che succede basta analizzare i nostri politici e chi guida la politica economica.

Monti, economista per titoli, un politico lobbista nei fatti. Nessun economista degno di nome potrebbe asserire che l'aumento delle tasse in una nazione già martoriata dalle imposte porterà risultati positivi nel futuro. Così come non potrebbe sostenere che aprire un numero maggiore, ma con un limite massimo, di farmacie significhi aver fatto le liberalizzazioni. Già chiamarle liberalizzazioni è un abuso del termine e del concetto. Se poi si vuole sostenere che aumenteranno notevolmente il pil (dell'11 dichiarato da Monti nell'inverno scorso) è da chiedersi con chi si abbia a che fare. Ma se l'unica soluzione ad un paese che ha 800 miliardi di spesa pubblica e che arriva anche al 60% di tassazione è aumentare ancora le tasse, non c'è dubbio, questo personaggio non è un economista; liberale poi, un insulto. Contano i fatti, non le parole e i titoli. Ha scelto come compagni il gota dei politicanti come compagni.
D'altronde, scrive un'agenda in cui si enuncia, ma non si entra mai nel merito, di poca sostanza. Lo stesso wall street Journal l'ha bocciata ritenendola insufficiente. Troviamo scritto che le tasse forse, solo se sarà possibile si ridurranno e che la spending review non significa necessariamente ridurre la spesa, ma semplicemente spendere meglio per poi (forse visti i sondaggi) rilasciare interviste nelle quali dichiara che si devono assolutamente ridurre le imposte e tagliare la spesa pubblica. Grande coerenza.

L'economista del PD è Fassina. Deve essere specificato ogni volta perchè altrimenti nessuno percepisce chiaramente le sue qualifiche. Credo che quando parla nemmeno lui capisca perfettamente quello che dice. Penso che l'arretratezza e l'inadeguatezza del suo pensiero si evincano dalla proposta Bersani. Patrimoniale, patrimoniale e ancora patrimoniale. A fronte di tagli di spesa e di sprechi di decine, centinaia di miliardi Bersani afferma che l'imu sulla prima casa non si può tagliare perchè i 3,8 miliardi sarebbero impossibili da recuperarre.

Berlusconi ha dimostrato di essere un grande comunicatore. La sua grinta e la sua determinazione, considerando l'età, di fronte a dei colossi della comunicazione come Santoro e Travaglio sono risultati incredibili. Che dire, grande comunicatore...........peccato che poi ci sia la realtà. E la conosciamo tutti.

Vendola. E' un giovane vecchio. In senso negativo, ovviamente.
Ricorda il film Austin Power. Anche Vendola deve essere stato ibernato appena uscito dalla famosa scuola di Marx e scongelato in questi anni. E' completamente anacronistico. Sembra che viva in un altro periodo storico. L'impressione è che per lui l'economia sia un'appendice fastidiosa senza effetti reali nella società. Bisognerebbe farsela togliere. Patetico.

Grillo, un grande animale da palcoscenico, bravissimo nella contestazione e nell'evidenziare le pecche del nostro sistema, ma quando parla di proposte e di politiche economiche è carente e incompetente.

Ci sono anche i magistrati che discettano di economia. La sicumera con la quale Ingroia esprime la sua farneticante idea è incredibile.

Le idee migliori sono sicuramente di  Oscar Giannino con il suo Fare per fermare il declino. Non vincerà le elezioni, ma è l'unico che si avvale di economisti (Zingales e Boldrin) di altissimo livello e, soprattutto è l'unico che da quest'estate ha un progetto reale e concreto per diminuire di 100 miliardi la spesa pubblica in 5 anni e per ridurre la tassazione in Italia. In pratica per dare almeno una prospettiva a questo paese.

Purtroppo, i programmi di chi dovrebbe vincere le elezioni, come enunciati, non possono  che condurre al disastro. L'unica speranza è che, vista la coalizione poco omogenea, duri poco e faccia pochi danni.

Nicola Mastropietro